|
Tazio
Nuvolari
Tazio
Giorgio Nuvolari nasce a Castel d’Ario, provincia di Mantova,
mercoledì 16 novembre 1892. È il quarto figlio di Arturo
Nuvolari (1863-1938), agricoltore non ricchissimo ma
benestante, e di sua moglie Elisa Zorzi, donna di casa, di
origine trentina (1864-1943). Ragazzo vivacissimo e poco
incline allo studio, è attratto dal dinamismo delle discipline
sportive. Il padre è un ciclista con all’attivo più di
un’affermazione; il fratello di questi, Giuseppe, è
addirittura un asso: più volte campione italiano, si cimenta
con successo anche all’estero nella velocità su pista e nelle
primissime gare di mezzofondo dietro motori. Il piccolo Tazio
proverà per lo zio Giuseppe molto affetto e un’ammirazione
sconfinata, destinata a suscitare un fortissimo impulso di
emulazione. Il 5 settembre 1904 assiste per la prima volta a
una corsa automobilistica.
Tra il 1904 e il 1905 sono
databili altri due episodi destinati a lasciare tracce
indelebili nella sua personalità. Un giorno lo zio Giuseppe lo
fa sedere in sella a una motocicletta e gli insegna a
guidarla. Una notte Tazio avvia di nascosto l’auto del padre,
parte e percorre un tratto di strada rischiarata dalla luna,
tornando poco dopo, incolume e con la vettura intatta. «Avrò
avuto tredici anni», racconterà. «A quanto andavo? A non più
di trenta...»
Passano gli anni e scoppia la
prima guerra mondiale. Tazio, che ha prestato il servizio di
leva fra il 1912 e il 1913, è richiamato alle armi come
"autiere". Guida autoambulanze della Croce Rossa, camion e
vetture che trasportano gli ufficiali, tra le prime linee e le
retrovie del fronte orientale.
il 10 novembre 1917, a Milano,
sposa Carolina Perina. Il 14 settembre 1918 nasce il loro
primogenito, Giorgio.
La febbre agonistica torna a
divorare il giovanotto di Castel d'Ario, che tuttavia soltanto
nel 1920, a ventotto anni, ottiene la licenza di corridore
motociclista e il 20 giugno di quell'anno esordisce al
Circuito Internazionale Motociclistico di Cremona. Iscritto
con il suo secondo nome, Giorgio, è in sella a una Della
Ferrera ed è costretto ad abbandonare per un guasto dopo avere
percorso pochi giri.
La prima gara in auto la
disputa invece il 20 marzo 1921, a Verona, alla guida di una
Ansaldo Tipo 4 cs. E ottiene la sua prima vittoria. Si tratta
di una competizione regolaristica (la Coppa Veronese di
Regolarità) ma, per cominciare, non c’è male. Con la stessa
vettura Tazio prende il via altre tre volte nel 1921,
ottenendo due piazzamenti e un ritiro.
È nel 1923 – ossia a trentun
anni – che Tazio incomincia a correre con assiduità. Fra marzo
e novembre prende la partenza 28 volte, 24 in moto e 4 in
auto. Non è più, dunque, un gentleman driver, bensì un pilota
professionista.
L’attività motociclistica
predomina anche nel 1924: 18 risultati, contro 5 in auto.
E arriva il 1925, anno in cui
Tazio corre soltanto in moto, ma con un «intermezzo»
automobilistico tutt’altro che insignificante. L’1 settembre,
invitato dall’Alfa Romeo, prende parte a una sessione di prove
a Monza, alla guida della famosa P2, la monoposto progettata
da Vittorio Jano che fin dal suo apparire, nel 1924, ha
dominato la scena internazionale. L’Alfa cerca un pilota con
cui sostituire Antonio Ascari che poco più di un mese prima si
è ucciso in un incidente nel G.P. di Francia, a Montlhéry. Per
nulla intimidito, Nuvolari percorre cinque giri a medie sempre
più elevate, rivelandosi più veloce di Campari e Marinoni e
avvicinando il record stabilito da Ascari l’anno prima.
La sua popolarità è ormai molto
vasta. Lo chiamano «il campionissimo» delle due ruote. Ma
l’automobile non gli esce dal cuore. E ci riprova,
implacabile, nel 1927, anno in cui con una Bianchi Tipo 20
disputa la prima edizione della Mille Miglia arrivando buon
decimo assoluto. Ma acquista anche una Bugatti 35 e vince il
G.P. Reale di Roma e il Circuito del Garda.
È nell’inverno tra il 1927 e il
1928 che Tazio decide di puntare con piena determinazione
sull’automobile. Fonda a Mantova la Scuderia Nuvolari, compra
quattro Bugatti grand prix e ne rivende due, una ad Achille
Varzi (già fiero rivale in corsa, su due ruote, ma anche
amico) e una a Cesare Pastore. L’11 marzo 1928 – nove giorni
dopo la nascita del suo secondo figlio, Alberto – Tazio vince
il G.P. di Tripoli: è questo il suo primo grande successo
internazionale. Vince anche il Circuito del Pozzo, a Verona,
battendo il grande Pietro Bordino. Questi malauguratamente
perde la vita pochi giorni dopo, in un incidente di
allenamento in vista del Circuito di Alessandria, la sua
città. Nuvolari va ad Alessandria e disputa la corsa, che è
stata intitolata a Bordino, del quale onora la memoria a modo
suo, cioè vincendo. La svolta storica è datata 1930. L’Alfa
Romeo, dopo il disastroso «provino» di Monza, per cinque anni
non lo aveva più preso in considerazione, ma Vittorio Jano non
l’aveva certo perduto di vista. Lo contatta e gli offre una
macchina ufficiale della Casa, una 6C 1750 GS «testa fissa»
per la Mille Miglia. Tazio fa impazzire mezza Italia: vince la
grande corsa ed è il primo pilota che percorre i 1600
chilometri del tracciato a oltre 100 di media.
In quello stesso 1930 Tazio
entra a far parte della neonata Scuderia Ferrari e le regala
la prima vittoria, nella Trieste-Opicina, con l’Alfa Romeo P2.
Si afferma anche in altre due importanti corse in salita
(Cuneo-Colle della Maddalena e Vittorio Veneto-Cansiglio,
sempre con la P2), poi torna sulla 1750 GS e va a vincere il
Tourist Trophy sul circuito di Ards, Irlanda del Nord. E dà
l’addio alla moto, non senza cogliere gli ultimi quattro
successi fra cui, per la seconda volta, l’«assoluto» nel
prediletto Circuito del Lario, con la Bianchi 350 davanti
anche a tutte le 500.
Delle venti corse del 1931,
Nuvolari ne disputa una (il Reale Premio di Roma) con la
vecchia Bugatti 35C, tutte le altre con le Alfa Romeo della
Scuderia Ferrari: la 6C 1500 SS, la Tipo A bimotore, ma
soprattutto la 8C 2300, nelle versioni spider corsa passo
corto e Monza. Fra le sette vittorie assolute spiccano la
Targa Florio, il G.P. d’Italia, la Coppa Ciano.
L’anno forse più felice per
Tazio è il 1932. Il «mantovano volante» – lo chiamano così, un
po’ dovunque – è protagonista di una stagione trionfale.
Questo il bilancio: 16 corse disputate, 7 vittorie assolute
(nonché 5 di classe): G.P. di Monaco, Targa Florio, G.P.
d’Italia, G.P. di Francia, Circuito di Avellino, Coppa Ciano,
Coppa Acerbo. E inoltre: 3 secondi posti, 3 terzi, 1 quarto, 1
sesto e 1 ritiro (nella Mille Miglia, per un incidente). È
campione italiano assoluto e primo nel Campionato
Automobilistico Internazionale, basato sui G.P. d’Italia,
Francia e Germania. Le macchine sono tutte Alfa Romeo, tutte 8
cilindri sovralimentate: la 8C 2300 spider corsa passo corto,
la 8C 2300 MM, la Tipo B monoposto, detta P3.
Ancora più ricco di vittorie
(undici!) è il 1933, che peraltro non è privo di contrarietà.
Dopo avere infilato una serie di magnifiche affermazioni (G.P.
di Tunisi, Mille Miglia, Circuito di Alessandria, Eifelrennen,
G.P. di Nîmes e 24 Ore di Le Mans in coppia con Raymond
Sommer), Nuvolari «divorzia» clamorosamente dalla Scuderia
Ferrari. È convinto che mettendosi «in proprio» disporrà di
vetture migliori e guadagnerà di più.
Con la Maserati – modificata e
adattata secondo le sue istruzioni dal suo meccanico personale
Decimo Compagnoni – vince il G.P. del Belgio, la Coppa Ciano e
il G.P. di Nizza. Poi chiude la stagione con un brutto
incidente, a San Sebastiano. Cinque i tipi di vettura guidati
in gara nel corso dell’annata: Alfa Romeo 8C 2300 spider corsa
passo corto, Alfa Romeo 8C 2300 Le Mans, 8C 2600 Monza,
Maserati 8CM. Tazio guidò anche una MG Magnette K3 che gli fu
messa a disposizione per il Tourist Trophy. Inutile dire
che... si fece un preciso dovere di vincere.
Con il 1934 la formula dei Gran
Premi cambia radicalmente: viene fissato un peso limite di 750
kg che, nelle intenzioni dell’autorità sportiva
internazionale, dovrebbe bloccare o rallentare la pericolosa
escalation delle potenze dei motori. Ma avverrà proprio il
contrario. I costruttori tedeschi – la Mercedes-Benz e la
neonata Auto Union – entrano in scena e ben presto
stabiliscono un dominio che diventerà schiacciante. Nuvolari,
oltre a «fare squadra» a sé e quindi a disporre pur sempre di
mezzi limitati e di macchine non sempre competitive, deve
anche fare i conti con la sorte che sembra avergli voltato le
spalle. Ad Alessandria, il 22 aprile, subisce uno dei più
gravi fra i suoi incidenti di corsa. Con il consueto
stoicismo, è di nuovo in pista poco più di un mese dopo e
arriva quinto nella Corsa dell’Avus con la gamba sinistra
semibloccata da una fasciatura rigida. Si trascina da un
circuito all’altro, collezionando ritiri (a fine anno saranno
9 su 23 partecipazioni) e modesti piazzamenti. Si riprende
verso il termine della stagione, tornando a vincere, a Modena
e a Napoli. Le macchine sono di ben quattro tipi: Bugatti 59,
Maserati 8CM, Maserati 6C34, Alfa Romeo (naturalmente
privata), 8C 2300 sport.
Verso la fine del 1934 Nuvolari
è in trattative per passare alla Auto Union. Non è un mistero
che i dirigenti della Casa tedesca, in settembre, gli hanno
fatto provare la loro 16 cilindri Tipo A a motore posteriore
in un paio di occasioni: durante le prove del G.P. di Spagna,
sul circuito Lasarte di San Sebastiano, e in quelle del
Circuito Masaryk, a Brno. Ma qualcuno fra i piloti della Casa
dei quattro anelli (Stuck?) si oppone all’ingaggio di Tazio e
il «fidanzamento» è rotto, le «nozze» rinviate. La Auto Union
assume Achille Varzi. Il «mantovano volante» fa la pace con
Enzo Ferrari e nel 1935 torna a difendere i colori della
Scuderia. Vince subito a Pau, con l’Alfa Romeo Tipo B detta
P3, indi a Bergamo, a Biella e a Torino con una versione della
P3 potenziata e modificata dalla stessa Scuderia Ferrari.
Un brutto incidente nelle prove
del G.P. di Tripoli sembra compromettere il 1936 di Nuvolari.
Ma ancora una volta la sua ripresa è fulminante: pieno di
ammaccature e con la sospetta incrinatura di un paio di
vertebre, scende in pista, soffre penosamente ma arriva al
traguardo (ottavo). Meno di un mese dopo, il 7 giugno, batte
ancora i tedeschi a Barcellona; il 21 replica a Budapest; il
28 vince di nuovo, a Milano, dove l’avversario numero uno è
Achille Varzi con la Auto Union. La serie continua con altre
due affermazioni (Coppa Ciano e Circuito di Modena) e si
conclude con la consacrazione in terra d’America: una vittoria
facile ma di enorme risonanza nella Coppa Vanderbilt, a New
York. Le Alfa Romeo sulle quali si alterna nell’anno sono due:
la 8C-35 e la 12C-36.
Nel 1937 Nuvolari è colpito da
un grave lutto, la morte del figlio primogenito, Giorgio,
diciannovenne, avvenuta per malattia il 27 giugno. Tazio
riceve la notizia a bordo del «Normandia», mentre sta
attraversando l’Atlantico per tornare a disputare la Coppa
Vanderbilt. Il grande successo dell’autunno precedente sembra
lontano anni luce. L’Alfa di Nuvolari prende fuoco ed egli si
salva lanciandosi in corsa dall’abitacolo. Il resto della
stagione registra un altro incidente (nelle prove del Circuito
di Torino), poche corse (9 in tutto) e una sola vittoria, nel
G.P. di Milano. I 370 CV della 12C-36 sono davvero poca cosa
contro i 520 della 6 litri 16 cilindri Auto Union Tipo C e
meno ancora contro i 646 CV della 5.6 litri 8 cilindri
Mercedes-Benz W125.
Qualche piazzamento e qualche
ritiro, sempre al volante della Auto Union Tipo D, costellano
il 1939. Ma c’è anche una vittoria, nel G.P. di Iugoslavia, a
Belgrado. È il 3 settembre: la seconda guerra mondiale è
scoppiata da due giorni. Per la Auto Union è l’ultima
affermazione e anche l’ultima corsa. Tazio, invece, ritenterà
ancora.
Riappare in scena nel 1946. È
invecchiato e stanco. I gas di scarico delle vetture gli dànno
un forte senso di nausea. Ma a piegarlo in due è la morte,
pure per malattia, del secondo figlio, Alberto, appena
diciottenne, l’11 aprile. Un mese dopo, Tazio è comunque in
pista, a Marsiglia, dove per mezz’ora dà spettacolo: purtroppo
rompe il motore della sua Maserati e non supera la batteria ma
lascia la sua zampata segnando il giro più veloce. Si aggrappa
alle corse per sopravvivere, anche se molti pensano che cerchi
invece, come antidoto alla disperazione, una soluzione non
meno disperata.
A fine stagione 1946 il
bilancio di Tazio registra 18 partecipazioni. Tre le vittorie
assolute, fra cui una internazionale, che sarà l’ultima, nel
G.P. di Albi. Tre le vetture che conduce in gara: Maserati
4CL, Fiat 1100 S, Cisitalia D46.
Soltanto sei le corse del 1947,
anno che vede la sua ultima vittoria assoluta, nel Circuito di
Parma. Ma l’impresa che riaccende attorno al nome di Nuvolari
la passione di milioni di italiani è la Mille Miglia. Tazio,
che ha ormai 55 anni, guida la piccola Cisitalia 202 e va
irresistibilmente in testa alla corsa, che quell’anno aveva un
tracciato di 1800 km anziché di 1600. Resiste alla fatica,
agli accessi di vomito, alla pioggia. Rimedia anche a un
guasto all’accensione ma nel finale, un’ennesimo nubifragio
riempie letteralmente di acqua l’abitacolo della minuscola
spider. Si ferma, riparte ma ormai la berlinetta Alfa Romeo
2900 di Biondetti lo ha superato e lo precede sul traguardo di
Brescia.
Attività ancora più ridotta nel
1948, soltanto cinque gare (con cinque vetture diverse) e
nessuna vittoria, ma ancora un’impresa stupefacente, un altro
dei pilastri della leggenda Nuvolari. Si tratta, ancora una
volta, della Mille Miglia. Tazio va a Brescia per assistere
alla partenza e salutare i colleghi, non è iscritto. Ma si
vede offrire una macchina – una Ferrari – e non riesce a dire
di no. Ha 56 anni e nessun allenamento: è il 2 maggio e lui
non corre dal 14 settembre dell’anno precedente. Ma si scatena
come un’iradiddio e nessuno gli resiste. A Pescara è primo
assoluto. A Roma ha dodici minuti di vantaggio sul secondo, a
Livorno venti, a Firenze trenta. Ma la macchina purtroppo sta
cedendo: ha perduto prima un parafango, poi il cofano, gli
attacchi dei sedili sono compromessi. A Villa Ospizio, a tre
chilometri da Reggio Emilia, la rottura del perno di una
balestra nega il lieto fine a una fiaba che ha fatto sognare
come poche altre nella storia delle corse.
La prodigiosa carriera di
Nuvolari si chiude nel 1950 con le ultime due gare, il Giro di
Sicilia/Targa Florio (percorso 1.080 km!), in cui abbandona
poco dopo il via per la rottura del cambio, e la corsa in
salita Palermo-Monte Pellegrino, che lo vede primo di classe e
quinto assoluto. È il 10 aprile. La vettura è una Cisitalia
204 Spyder Sport elaborata da Abarth. Tazio ha chiuso ma non
annuncerà mai il proprio ritiro. Passano poco più di tre anni
e quello che Ferdinand Porsche aveva definito «il più grande
pilota del passato, del presente e dell’avvenire», se ne va,
in silenzio, alle sei del mattino dell’11 agosto 1953, un
martedì. |